I sistemi di riempimento isobarico sono pensati principalmente per l’imbottigliamento di prodotti gassati, possono tuttavia essere utilizzati anche per qualsiasi bevanda, tanto che sempre più birrifici scelgono questa modalità di imbottigliamento. Scegli anche tu le proposte su misura o le imbottigliatrici in occasione di Comac e beneficia dei loro numerosi vantaggi.

Imbottigliatrici: quanto è importante la qualità di tappi e bottiglie?

Con la crescita del settore della birra artigianale, Comac ha ideato soluzioni tecnologiche per portare a tutti i birrifici, anche quelli più piccoli, macchinari che tempo fa erano accessibili solo alle aziende più strutturate.

Attualmente molti birrifici artigianali stanno puntando sull’imbottigliamento isobarico: vediamo insieme quali macchinari sono perfetti per questa tecnica di imbottigliamento e perché si rivelano una scelta vincente in termini di qualità.

Le imbottigliatrici isobariche Comac perfette per birre di ogni tipo

Comac produce diverse varianti di macchine automatiche per l’imbottigliamento, integrabili anche in una linea già esistente. Tutti i modelli della gamma Comac lavorano su bottiglie di vetro (sia classiche, sia fuori standard) con i classici tappi a corona.

Ai birrifici che desiderano lavorare con imbottigliatrici isobariche generalmente consigliamo:

  • SAGITTA 12121P (produzione 3000 bottiglie/ora);
  • SAGITTA 1216311M (produzione 3500 bottiglie/ora);
  • SAGITTA 20203M (produzione 6000 bottiglie/ora).

Per birrifici più piccoli, con un budget più limitato, possiamo offrire anche soluzioni “a ore zero” o usate, che includono anche macchinari per l’imbottigliamento isobarico.

Apriamo una piccola parentesi per i mastri birrai più scettici: puntare su impianti già utilizzati non significa rinunciare all’efficienza e alla qualità! Le macchine usate, infatti, sono state sottoposte dal nostro team a un accurato processo di revamping per garantire la massima affidabilità dell’impianto.

Nell’immagine: l’imbottigliatrice Zodiac  6/6/1 “a ore zero” 

Perché i birrifici artigianali scelgono linee di imbottigliamento isobariche

I vantaggi derivanti dall’uso di un’imbottigliatrice di questo tipo sono diversi. Generalmente i motivi che spingono i birrifici a puntare su una linea di imbottigliamento isobarica sono:

  • il massimo controllo su ogni fase della trasformazione del prodotto;
  • una perfetta omogeneità tra uno stock di birre in bottiglia e l’altro;
  • una linea più versatile. Un’imbottigliatrice isobarica, infatti, può anche essere utilizzata per confezionare un prodotto non gasato da rifermentare poi in bottiglia.

Comac vanta clienti sparsi in tutto il mondo e collaborazioni con grandi brand del settore beverage, ma offre soluzioni personalizzate anche per birrifici artigianali e microbirrifici.

birra e vinili

Record Club finora erano un’esclusiva usanza britannica: negli anni Cinquanta e Sessanta servivano a raggiungere con i dischi anche i luoghi lontani dai negozi di musica. Bella storia, direte voi, ma cosa lega il mondo Comac a questa notizia?

 

È presto detto: i Record Club stanno rinascendo e uno di loro, in particolare, unisce i vinili e la birra artigianale in un unico progetto.

 

Il club in questione, che si chiama Hurd ed è tutto virtuale, nasce da un’idea di un ragazzo di Londra, Jack Miles, che ha voluto unire le sue due passioni in un solo “lavoro”. Il meccanismo è semplice: si paga una quota mensile e ogni mese gli abbonati ricevono a casa un pacco – da fine dicembre il servizio è stato esteso a tutto il mondo – che contiene un vinile esclusivo (stampato espressamente per il club) e quattro bottiglie di birra artigianale o sidro, a seconda dell’opzione più gradita.

 

Jack sceglie personalmente il suo “disco del mese”, scovando in giro per la Rete gli artisti emergenti più interessanti, e ci abbina le etichette di birre artigianali, provenienti da Gran Bretagna e Stati Uniti.

 

“Ci abbiamo messo un po’ a capire che vinili e birra sarebbe stato l’abbinamento giusto: era ciò che ci sarebbe piaciuto ricevere, quindi offrire”. Ad accomunare le due cose, la sorpresa di scoprire sempre nuovi gusti, ma anche il piacere del “vintage”, proprio come i vecchi vinili che stanno tornando di moda.

 

Complimenti per l’idea originale a Jack e al team di Hurd!

 

E voi? Avete una “birra del cuore” che associate magari al vostro disco preferito? Ditecelo qui sotto o sulla nostra pagina Facebook!

 

Artigianale è bello, anche e soprattutto nel mondo della birra. Comac lo sa bene visto che dal 2011, attraverso il progetto 4SizeS, rivolge un’attenzione speciale alle esigenze dei birrifici artigianali in materia di infustamento e imbottigliamento.

birrifici artigianali

Artigianale è bello, anche e soprattutto nel mondo della birraComac lo sa bene visto che dal 2011, attraverso il progetto 4SizeS, rivolge un’attenzione speciale alle esigenze dei birrifici artigianali in materia di infustamento e imbottigliamento. Forte della sua esperienza maturata sul difficile mercato USA, dove l’arte della craft beer è una tradizione consolidata da decenni, Comac mantiene sempre alto il proprio livello di qualità anche per le piccole dimensioni di questo tipo di imprese. L’ultima novità in materia è l’utilizzo sempre più massiccio dei fusti in plastica come contenitore.

A confermare questa tendenza è arrivata anche una recente rilevazione di Confartigianato: le famiglie italiane spendono 1523 milioni di euro all’anno per la birra artigianale. E sull’onda di questo successo cresce sempre di più anche il numero dei produttori: negli ultimi 3 anni, sempre secondo i dati dell’associazione di categoria, si è registrato un incremento del 61,8%ogni 11 giorni, in pratica, viene aperto un nuovo birrificio artigianale in Italia.

Dati incoraggianti, anche se il mercato USA continua a crescere a una velocità incredibile rispetto al nostro Paese: lì nascono 2 birrifici artigianali al giorno. Il sistema Italia, a livello economico-finanziario, non offre ancora abbastanza strumenti per favorire la nascita di microimprese. Un miglioramento, da questo punto di vista, favorirebbe l’avvio di nuove attività e la nascita di un maggior spirito imprenditoriale in questo campo, come appunto accade Oltreoceano.

Nel nostro Paese, comunque, il maggior numero di imprese di questo tipo si registra proprio nella regione che ospita la sede di Comac, la Lombardia, seguita da Sicilia, Campania, Veneto ed Emilia-Romagna.

La birra artigianale, insomma, è buona, offre nuove opportunità di lavoro e fa anche bene alla salute, come vi abbiamo già raccontato in altri post del nostro blog. Anche Confartigianato è d’accordo: l’istituto ha fatto notare che, anche grazie all’attenzione sempre maggiore a tecniche tradizionali e materie prime genuine, la percentuale di italiani in condizione di obesità sta scendendo. Nel 2015 si è attestata al 9,8% rispetto al 10,3% registrato nel 2014, e ben al di sotto della media dei Paesi dell’UE (16,7%).

Anche voi preferite la birra artigianale? Perché? Cosa fareste per migliorare questo settore?  Ditecelo qui sotto nei commenti o commentate sulla nostra pagina Facebook!

Ufficio Comunicazione, Web e Relazioni Esterne Comac

birra artigianale

Sembra incredibile visto il successo delle birre artigianali nell’ultimo decennio, ma questo fenomeno, in Italia, è stato regolamentato per legge solo da pochi mesi.

Cerchiamo di spiegarci meglio: fino a febbraio di quest’anno, la legge distingueva i vari tipi di birra secondo i criteri stabiliti da una norma che risaliva al 1962 e che prendeva in considerazione il livello di grado Plato (livello zuccherino del mosto prima della fermentazione). La classificazione, quindi, divideva la bevanda in cinque categorie – birra analcolica, light, normale (o “birra” senza specificazioni), speciale e doppio malto. Ma non c’erano indicazioni sul contenuto della birra.

Su proposta di Giuseppe Collesi, presidente della Fabbrica della Birra Tenute Collesi e portavoce di tante altre piccole realtà, ora la situazione è cambiata dopo ben 54 anni.

Lo scorso febbraio, infatti, Camera e Senato hanno approvato un emendamento al decreto legge C 3119 in materia di semplificazione e sicurezza agroalimentare, che contiene, finalmente, una vera definizione di birra artigianale:

Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e microfiltrazione. Ai fini del presente comma si intende per piccolo birrificio indipendente un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza e la cui produzione annua non superi i 200.000 ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di prodotto per conto terzi”.

Di fatto, quindi, la nuova legge impone un limite di produzione annua, vieta processi come pastorizzazione microfiltrazione e tutela l’indipendenza dai gruppi industriali per chi produce birra artigianale.

E voi? Cosa vi aspettate quando scegliete di bere una birra artigianale?

Eventi e sagre

La parola “dieta”, anche nella sua traduzione inglese “diet”, richiama immediatamente immagini di stretti regimi alimentari: piatti poco calorici, tendenzialmente sconditi, spesso tristi e tesi a farci mantenere un peso forma ideale… “ideale” secondo standard il più delle volte  discutibili che, spesso, non corrispondono alle caratteristiche fisiche dei singoli individui.

In realtà la parola DIETA, dal greco δ?αιτας, significa “stile di vita”: un atteggiamento consapevole nei confronti del cibo “un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo.” UNESCO.IT

 

Tradizioni e cibo, antichi borghi e ottimi vini: ovvero le sagre paesane, che in estate rallegrano e movimentano le calde serate della penisola italica, madre della “dieta mediterranea”. Non c’è città, paese o addirittura contrada che non abbia la sua sagra in cui buon cibo, ottimo vino e deliziosa birra non la facciano da padroni.

Ve ne segnaliamo alcune, forse le più strane e curiose.

 

Sagra della Peirbuieira

Questa sagra si svolge alla fine di agosto a Rocca Grimalda, un piccolo paesino in provincia di Alessandria, e protagonista assoluto è la Peirbuieira, un piatto di antichissime tradizioni popolari la cui ricetta è assolutamente segreta ed inimitabile.

 

Sagra del Tajarin cun l’Oca

Restando in Monferrato e più precisamente a Murisengo, non potete lasciarvi sfuggire Sagra del Tajarin cun l’oca.  Come dice il nome, è l’oca a farla da regina, cucinata in diversi modi ed accompagnata dai famosi vini del Monferrato.

 

Sagra di pipindune e ove di Collecorvino, a Pescara.

Che per chi non mastica l’abruzzese stretto, non sono altro che le uova strappazzate con i peperoni fritti, solitamente mangiati a metà mattina …come spuntino spezza digiuno.

Questo piatto semplice e “povero” vi accoglierà con il suo gusto unico, in dolce compagnia delle migliori specialità locali.

Sagra di pipindune e ove di Collecorvino

Sagra della Vastedda fritta

Spostandoci decisamente a Sud, esattamente a Gratteri, in provincia di Palermo, per ferragosto possiamo prendere parte alla Sagra della “Vastedda fritta“,

La Vastedda è un impasto a base di farina, lievito, olio extravergine d’oliva tagliata in rettangoli, piegata in due e poi fritta, successivamente viene passata nello zucchero. Può essere anche salata, a fine frittura, in questo caso viene passata nel sale, e con le acciughe, poste al centro della pasta. La Vastedda è annoverata nell’elenco dei prodotti agroalimetari tradizionali (PAT)

 

E per concludere, la Sagra della Cazzata

A Casarano, in provincia di Lecce, è possibile mangiare la  “cazzata”  che non è altro che l’impasto rimasto durante la lavorazione del pane fatto in casa. 

Questo impasto viene schiacciato, o per dirla alla salentina “cazzato”, e quindi condito nei modi più diversi.

Sagra della Cazzata

Durante le sagre anche le bevande tradizionali scorrono a litri e negli ultimi anni, accanto ai già noti vini regionali, è possibile degustare le birre artigianali, ormai prodotte e diffuse su tutto il territorio.

 

Ogni paese in Italia ha la sua sagra ed è impossibile citarle tutte: voi quale ci consigliate?  

E da bere?

Il cliente ha già ordinato la sua pizza che arriverà calda, croccante, fumante e profumata, più o meno farcita, secondo i gusti personali. Sicuramente con gli ingredienti base: pasta, pomodoro, mozzarella.

 

..e da bere? Viene quasi spontaneo ordinare una birra, ma pochi sanno che il connubio pizza-birra è nato negli anni cinquanta.

 

Prima esisteva solo il vino.

 

Secondo la tradizione della somellerie ad ogni piatto andrebbe preferibilmente abbinato un vino locale: la pizza ha origini campane e quindi va a nozze con un fresco Aglianico, una Falanghina o un Fiano. C’è chi azzarda pure un Lettere, il rosso campano fresco e frizzante, adatto a controbilanciare l’acidità del pomodoro e la morbidezza della mozzarella.

C’è chi suggerisce anche lo Champagne, ma, oramai pizza e birra, sembrano quasi un’unica parola.

E da bere?

 

Quale birra allora? Se è possibile, sarebbe meglio evitare le chiare industrialimolto gasate, solitamente dal gusto amaro e solitamente servite estremamente fredde: uno scontro violento e poco piacevole con l’acidità del pomodoro.

 

Prima di tutto bisogna ricordarsi che la gradazione deve essere almeno intorno ai 7 gradi per permettere alla morbidezza dell’alcol di affiancare il pomodoro e sgrassare la bocca. Inoltre, la birra non deve essere troppo luppolata per non coprire i sapori delle diverse farciture.

 

Le birre trappiste belga, di cui abbiamo già parlato in precedenza, ben si affiancano alle pizze più complesse in quanto sono le uniche in grado di contrastare la sapidità di alcuni alimenti come il formaggio ed i diversi prosciutti.

 

Birre dal retrogusto dolciastro invece ben si accompagnano alla Napoletana, sulla quale trionfa la salatissima acciuga: il dolce di una birra scura ma non tostata può essere d’aiuto a “spegnere l’incendio”.

 

Le birre non troppo alcoliche e leggermente profumate si abbinano alle pizze che prevedono farciture di pesce, come la più classica marinara.

 

E da bere?

 

Queste sono regole generali che possono aiutarvi nell’ormai vasto e variegato mondo delle birre artigianalima la regola numero uno resta sempre e comunque il gusto ed il piacere personale.

 

Citando il nostro amico Kuaska, “non esiste la birra, esistono le birre” e ad ogni pizza la sua birra..

 

E voi, quale abbinamento ci suggerite?

Un fine perlage rende la bevanda più gradevole al palato (e allo stomaco) e ne esalta i sapori. E’ vero per lo spumante, ed è altrettanto vero per acqua e bibite gassate.

Un fine perlage rende la bevanda più gradevole al palato (e allo stomaco) e ne esalta i sapori. E’ vero per lo spumante, ed è altrettanto vero per acqua e bibite gassate.

Quindi….”OCCHIO AL PREMIX

Il Premix effettua le seguenti operazioni:

  • Deaerazione dell’acqua;
  • Miscelazione dell’acqua con lo sciroppo per ottenere bibita al  grado brix prefissato
  • Carbonatazione per ottenere bibita gasata;

Il sistema di deaerazione dell’unità Premix è costituito da un serbatoio (mantenuto in depressione con una pompa del vuoto ad anello liquido) nel quale l’acqua è nebulizzata, aumentando la superficie di scambio tra acqua e ambiente circostante.

In questo modo sono eliminati l’ossigeno e gli altri gas naturalmente contenuti nell’acqua.Questo procedimento permette di allungare i tempi di stoccaggio delle bibite, infatti, l’assenza di ossigeno impedisce ai batteri aerobi di deteriorare il prodotto, inoltre, l’assenza di aria nel prodotto permette di evitare la formazione di schiuma in fase di riempimento.

Seguono la fase di miscelazione acqua con sciroppo, la fase di raffreddamento e quella di carbonatazione, dove l’anidride carbonica è addizionata con iniezione diretta di CO2.  La quantità di COintrodotta nella bibita è regolabile mediante una valvola modulante.

L’anidride carbonica mescolata alla bibita piatta è poi inviata a un miscelatore statico che ha il compito di spaccare le bolle di CO2 e facilitarne l’assorbimento e l’intima miscelazione nella bibita.

La bibita che fuoriesce dall’unità Premix è raccolta in un serbatoio di stoccaggio pressurizzato con CO2 e da questo inviato alla riempitrice.

Il corretto rapporto acqua/sciroppo può essere ottenuto con una pompa a pistoni a doppia camera (l’una per l’acqua e la seconda per lo sciroppo) con volantini di regolazione della corsa dei pistoni per ottenere rapporti di diluizione variabili in funzione della bevanda da ottenere ed in funzione della concentrazione dello sciroppo che proviene dalla sala sciroppi.

L’installazione di un dispositivo di controllo del grado brix sulla bibita finita rende il sistema autoregolato.

In alternativa alla pompa dosatrice, possono essere installati misuratori di portata (magnetici sull’acqua e massici su sciroppo e CO2) al fine di ottenere il corretto rapporto acqua/sciroppo/CO2, in base ai valori misurati le valvole modulanti modificano le portate istantanee dei fluidi.

L’utilizzo dei misuratori elettronici presenta, rispetto al tradizionale sistema con la pompa dosatrice, diversi vantaggi, anche se a fronte di un costo iniziale superiore, quali:

  • riduzione delle perdite di concentrato ad inizio e fine produzione
  • riduzione dei tempi richiesti per il cambio prodotto/ricetta
  • costanza di grado brix sul prodotto finito anche nei passaggi intermedi ed indipendentemente dal grado brix ottenuto in sala sciroppi
  • riduzione della quantità di concentrato utilizzato
  • maggiore semplicità di utilizzo e di manutenzione

 

Domande? Richieste? Curiosità? Siamo a vostra completa disposizione, pertanto non esitate a contattarci!

Tutti per una, birra per tutti...Una cotta in amicizia!

Succede che loro sicuramente si divertono e noi gioiamo nel bere qualche cosa di unico e corale.

 

Narra la leggenda che nel 2004 Adam e Vinnie, rispettivamente della Avery Brewing e della Russian River Brewing, realizzano di aver battezzato con lo stesso nome “Salvation” una loro birra di ispirazione belga… Appuntamento dietro al birrificio per un duello all’ultimo luppolo: a chi dei due toccherà la salvation? In realtà niente di tutto ciò…Una bella risata, una pacca sulla spalla e la decisione di fare un blend delle 2 “Salvation” con il nome di “Collaboration, non Litigation Ale”….

 

Tutti per una, birra per tutti…una cotta in amicizia!

 

Un altro racconto per nulla leggendario coinvolge il nostro Kuaska che viene nominato capo-gita per un simpatico gruppo di “giovani Marmotte” – i titolari di 5 birrifici artigianali americani: Dogfish Head, The Lost AbbeyAllagash Brewery CompanyRussian River e Avery Brewery Company.  (FYI : 4 dei quali clienti COMAC!!!!). Gli ultimi 2 sono sempre gli eroici Adam e Vinnie co-produttori della “Collaboration, non Litigation Ale”. Meta della gita, o come la definiscono loro, del pellegrinaggio, è la Santa Belga Terra, ed il santo graal è … Brett, meglio conosciuto come lievito brettanomyces. Il viaggio è un successo e fra una birra e l’altra, nasce l’idea di farne una tutti insieme: ecco che la Isabelle Proximus vede la luce, un blend di 5 birre, una per produttore, maturate in botte per 16 mesi e realizzate con 5 lieviti diversi.

 

Queste sono i casi divenuti ormai famosi, ma ce ne sono molti altri, persino in Italia, come la My Antonia, nata dalla maestria brassicola di Baladin e Birra del Borgo o la Dozzinale, una birra prodotta a 12 mani..

 

Alla base di questi prodotti affascinanti e deliziosi, ci sta una gran voglia di conoscersi e di sperimentare, di provare e trovare nuovi gusti, di giocare con i diversi luppoli, ma soprattutto di fare squadra per affrontare tutti insieme i colossi industriali che sulla ricerca e la sperimentazione dl gusto investono davvero poco.

 

Mancano pochi giorni alla Craft Brewers Conference di Denver: chissà se verrà presentata qualche altra birra “solidale”.

 

Happy New Beer a tutti! 

Una delle macchine Comac presentate al Drinktec 2013 e che ha ricevuto un ottimo successo e molti apprezzamenti soprattutto da parte dei piccoli produttori di birra artigianale che stanno valutando la possibilità di avvalersi di fusti one-way per commercializzare il loro prodotto.

Alta, snella, solida, dalle misure interessanti e facilmente gestibile. No, non sto parlando della fotomodella del momento, ma della macchina riempitrice per fusti one-way Comac mod. 1T-OW: monotesta, semiautomatica, atta al riempimento dall’alto di fusti one-way in plastica, con una resa nominale fino a 40 fusti/ora da 24 L di capacità.

Una delle macchine Comac presentate al Drinktec 2013 e che ha ricevuto un ottimo successo e molti apprezzamenti soprattutto da parte dei piccoli produttori di birra artigianale che stanno valutando la possibilità di avvalersi di fusti one-way per commercializzare il loro prodotto.

Questa macchina ha delle misure interessanti che ne permettono una facile collocazione anche in spazi ridotti: infatti è lunga mm. 850 circa, larga mm. 780 circa, alta mm. 2.000 circa e vuota pesa Kg. 250 circa.

E’ decisamente robusta grazie alla sua struttura portante in acciaio inox AISI 304 ed è dotata di piedi regolabili in altezza.

Questa macchina, grazie alla sua carteratura, è molto sicura e protegge l’operatore da eventuali schizzi e difetti di produzione del fusto.

Il tempo per il totale ciclo di riempimento di un fusto, calcolato dal posizionamento manuale dello stesso sul piano d’appoggio, passando per le diverse fasi di pulizia e riempimento fino al suo scarico manuale, è di circa 80 secondi il che permette di riempire all’incirca 40 fusti one way all’ora. Il fusto viene riempito dall’alto per evitare l’operazione di ribaltamento e, su richiesta, è possibile dotare la struttura di un’apertura laterale alla quale appoggiare un nastro trasportatore per permettere di estrarre manualmente e lateralmente i fusti.

Dal momento che il fusto non necessita di essere lavato all’interno prima di essere riempito, questa macchina è dotata di un solo serbatoio che viene utilizzato come contenitore dell’acqua calda per lavare la bocca del fusto e per eseguire il ciclo di lavaggio della macchina stessa, il CIP Cleaning in Place, in un secondo momento.

Per maggiori informazioni sia tecniche che commerciali, non esitate a contattarci: siamo a vostra disposizione!

Fusti usa e getta

E’ davvero interessante notare la nascita di soluzioni innovative e diverse per un gesto – quello della spillatura della birra al pub – che è rimasto inalterato per lungo tempo.

 

Abbandonate le botti di legno, almeno per quanto concerne la birra, i fusti tradizionali in acciaio, che domineranno la scena ancora per molto tempo, sono perfetti per rispondere alle esigenze dei grandi produttori di birra che necessitano di fusti fino a 100 litri di capacità, e risultano essere ideali in un’ottica più lungimirante dal momento che vengono prodotti una sola volta e durano nel tempo.

 

Ma ecco comparire sulla scena i fusti usa e getta: una soluzione pratica e funzionale per i piccoli birrifici che cercano efficienza flessibilità, ma che soprattutto possono evitare un ingente investimento iniziale per l’acquisto di fusti in acciaio. Inoltre, i fusti in plastica consentono di rispondere alle stagionali richieste del mercato (si beve più birra in estate che in inverno!) e di essere presenti anche su mercati lontani senza doversi preoccupare del rientro del contenitore.

 

Attualmente sul mercato si possono trovare diverse soluzioni, diversi design: ci sono quelli del tutto simili ai fusti in acciaio o quelli che sono realizzati con una sacca interna affinchè il prodotto sia ulteriormente protetto e l’assorbimento di ossigeno e la perdita di CO2 siano estremamente ridotti.

 

fusti one-way hanno un unico comun denominatore: la capacità di mantenere una buona qualità della birra, come i loro “fratelli maggiori” in acciaio.

 

Inoltre, i fusti monouso sono facilmente gestibili quando devono essere spediti: pesano meno e, di conseguenza, anche il costo di spedizione è inferiore e coloro che ne usufruiscono evitano di doversi preoccupare del vuoto a rendere.

 

Senza contare che i fusti monouso sono ecocompatibili. Realizzati interamente in plastica e cartone, i fusti One Way sono riciclabili al 100%: il che significa utilizzare un prodotto che rispetta i più rigidi standard europei in termini di packaging a basso impatto ambientale.

 

Una scelta saggia quindi, in grado di far coincidere eticità ed efficienza, soprattutto quando il budget è limitato e non si possono sostenere i costi legati ai tradizionali fusti in acciaio come i costi di acquisto, di magazzino, di spedizione.

 

Per tutti questi motivi, ma soprattutto per la nostra capacità e peculiarità ad adattarci ai cambiamenti del mercato e per l’interesse che abbiamo nell’offrire ai nostri clienti soluzioni sempre innovative, noi di Comac abbiamo realizzato macchinari studiati ad hoc per il riempimento dei fusti usa e getta.

 

Vuoi maggiori informazioni sui fusti usa e getta e sulle nostre macchine riempitrici per fusti One-Way? Contattaci, saremo felici di aiutarti!