Il benessere dei collaboratori è un punto cardine della politica aziendale di Comac e per questo anche i momenti di pausa diventano importanti.

Il benessere dei collaboratori è un punto cardine della politica aziendale di Comac e per questo anche i momenti di pausa diventano importanti.

Nella nostra sala break, per esempio, oltre al “classico” calcio balilla sono arrivate altre due chicche: un flipper e un videogioco da sala con 600 giochi storici tra cui scegliere. Un modo piacevole per staccare per qualche minuto dalle incombenze del lavoro e concedersi magari anche un tuffo negli anni ’80 e ’90, epoca d’oro di questi divertimenti.

Le novità in sala break non sono le uniche: anche il nostro giardino (inaugurato lo scorso anno) comincia a popolarsi grazie alle temperature primaverili. Qui i collaboratori possono passare la loro pausa pranzo, rilassarsi o chiacchierare godendosi il panorama. Anche il corso di lingua inglese, qualche volta, si è “trasferito” nel verde!

La notizia più curiosa delle ultime settimane, in fatto di birra, arriva da San Diego, in California: un importante birrificio della città, Stone Brewing – che ha scelto Comac per il proprio impianto di infustamento 

Full Circle Pale Ale

La notizia più curiosa delle ultime settimane, in fatto di birra, arriva da San Diego, in California: un importante birrificio della città, Stone Brewing – che ha scelto Comac per il proprio impianto di infustamento – sta sperimentando una birra prodotta con acqua reflua. Sì, proprio quella che viene scaricata dai nostri lavandini, che diventa (ovviamente dopo l’opportuno processo di depurazione) materia prima della “Full Circle Pale Ale”.

La nuova creazione del birrificio, che ancora non è stata messa in vendita, è stata presentata al pubblico qualche giorno fa, conquistandosi uno spazio sui siti internet di tutto il mondo (in Italia, per esempio, ne ha parlato Repubblica).

Steve Gonzalez, senior manager di Stone Brewing che si occupa di processi produttivi e innovazione, si è detto molto soddisfatto. “Tra le Pale Ale che ho creato negli anni di sicuro questa è tra le migliori tre” ha dichiarato durante la degustazione.

Ma il più soddisfatto della buona riuscita dell’operazione, forse, è stato il sindaco di San Diego. La produzione della Full Circle Pale Ale, infatti, è solo una delle iniziative del progetto Pure Water San Diego, nato per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dello spreco d’acqua.

La città californiana importa più dell’80 % dell’acqua che consuma ed è esposta al pericolo di siccità. “Pure Water San Diego”, invece, si pone l’obiettivo di produrre localmente, entro il 2035, un terzo del proprio fabbisogno d’acqua attraverso processi di riciclo.

Anche una birra, quindi, può contribuire ad uno stile di vita più green!

 

sito 2

Il Dipartimento Procurement & Customer Care di Comac conquista uno spazio tutto suo sul sito aziendale. Da oggi, infatti, è online la nuova pagina che presenta i servizi – e le persone – che si occupano di tutte le richieste di assistenza tecnica e after sale che si possono presentare durante la vita di un impianto.

 

La particolarità della pagina – disponibile nella versioni in italiano e inglese del sito –  è la foto navigabile con tutti i componenti del team: con un clic potete scoprire un loro breve curriculum, le lingue che parlano e i contatti a cui potete rivolgervi direttamente per ogni necessità.

 

Una novità che conferma, ancora una volta, l’attenzione che Comac riserva alle esigenze dei suoi clienti, anche dopo l’installazione dei propri impianti.

 

Curiosi di scoprirla? Scegliete “Comac” dal menu principale del sito, poi “Dipartimento Spare Parts” dal menu che compare sulla destra!

 

Cosa ne pensate? Scrivetelo nei commenti oppure lasciate il vostro parere sulla nostra pagina ufficiale su Facebook!

birra Belgio Unesco

Comac sa benissimo che la birra in Belgio è una vera e propria istituzione: basti pensare al Brussels Beer Challenge, che da tre anni vede Comac come sponsor della manifestazione, o ancora alle storie che il nostro amico Lorenzo Dabove “Kuaska” ha raccontato sulle pagine di questo blog. Ora è arrivato un riconoscimento ufficiale per questa tradizione: dalla fine del 2016, infatti, la birra artigianale belga è entrata a far parte della lista dei “Patrimoni immateriali dell’umanità” stilata e aggiornata nel tempo dall’Unesco.

 

Dal 2003 questo elenco speciale raccoglie centinaia di tradizioni, provenienti da ogni angolo del mondo, che sono degne di essere tutelate (proprio come accade ai monumenti più famosi) visto il valore inestimabile per l’identità delle popolazioni locali.

 

La birra in Belgio rientra esattamente in questa definizione, come ha scritto l’Unesco motivando il nuovo ingresso nella lista:

 

“Produrre e apprezzare la birra è parte dell’esperienza di molte comunità in tutto il Begio. Gioca un ruolo nella vita quotidiana e nelle occasioni di festa. Quasi 1500 tipi di birra vengono prodotti nel Paese, usando vari metodi di fermentazione. Le birre artigianali, in particolare, sono diventate popolari a partire dagli anni Ottanta”.

 

Un altro punto a favore sono le politiche green sperimentate negli ultimi anni:

 

“Le pratiche sostenibili sono diventate parte di questa cultura con l’incoraggiamento al packaging riciclabile e a nuove tecnologie per ridurre il consumo di acqua durante il processo produttivo”.

 

A questo proposito, vale la pena di segnalare anche un’altra notizia che arriva sempre dal Belgio: a Bruges – città che curiosamente fa parte a sua volta delle liste Unesco come Patrimonio dell’Umanità – è entrato in funzione il nuovo birradotto: 3 chilometri di tubi sotterranei dedicati al trasporto della bevanda che si estendono in tutto il centro storico.

 

Il progetto, iniziato tre anni fa e finanziato grazie a una campagna di crowfunding, mira a ridurre il traffico nel centro storico eliminando i camion che trasportavano birra, migliorando in questo modo anche la qualità dell’aria.

 

Il Belgio, in fatto di birra, non finisce mai di stupire!

birra e vinili

Record Club finora erano un’esclusiva usanza britannica: negli anni Cinquanta e Sessanta servivano a raggiungere con i dischi anche i luoghi lontani dai negozi di musica. Bella storia, direte voi, ma cosa lega il mondo Comac a questa notizia?

 

È presto detto: i Record Club stanno rinascendo e uno di loro, in particolare, unisce i vinili e la birra artigianale in un unico progetto.

 

Il club in questione, che si chiama Hurd ed è tutto virtuale, nasce da un’idea di un ragazzo di Londra, Jack Miles, che ha voluto unire le sue due passioni in un solo “lavoro”. Il meccanismo è semplice: si paga una quota mensile e ogni mese gli abbonati ricevono a casa un pacco – da fine dicembre il servizio è stato esteso a tutto il mondo – che contiene un vinile esclusivo (stampato espressamente per il club) e quattro bottiglie di birra artigianale o sidro, a seconda dell’opzione più gradita.

 

Jack sceglie personalmente il suo “disco del mese”, scovando in giro per la Rete gli artisti emergenti più interessanti, e ci abbina le etichette di birre artigianali, provenienti da Gran Bretagna e Stati Uniti.

 

“Ci abbiamo messo un po’ a capire che vinili e birra sarebbe stato l’abbinamento giusto: era ciò che ci sarebbe piaciuto ricevere, quindi offrire”. Ad accomunare le due cose, la sorpresa di scoprire sempre nuovi gusti, ma anche il piacere del “vintage”, proprio come i vecchi vinili che stanno tornando di moda.

 

Complimenti per l’idea originale a Jack e al team di Hurd!

 

E voi? Avete una “birra del cuore” che associate magari al vostro disco preferito? Ditecelo qui sotto o sulla nostra pagina Facebook!

 

fontana birra 2fontana birra 1

 

Un vero e proprio monumento alla bevanda locale, che funziona in modo molto semplice: dopo aver acquistato in città un apposito boccale dotato di microchip – che per la cronaca costa 6 euro – questo si può riempire con le diverse qualità di birra disponibili alla fontana, per un massimo di 5 volte.

 

La presenza del microchip (venduto solo ai maggiorenni) e il limite al “riempimento” del boccale rendono l’iniziativa, secondo gli ispiratori del progetto, del tutto sicura. “Non vogliamo permettere alle persone di ubriacarsi, ma solo promuovere la cultura del consumo di birra” ha precisato Janko Kos, sindaco di Zalec.

 

In questo caso, insomma, la birra viene usata come classico souvenir turistico e anche il boccale, una volta raggiunta la massima quantità permessa dal microchip, si può portare a casa come ricordo!

 

E chissà se davvero, grazie a questa fontana unica al mondo, ci sarà un aumento degli ospiti a Zalec!

 

Che ne pensate? Siete incuriositi da questa iniziativa? Ditecelo nei commenti o seguendo la nostra pagina ufficiale su Facebook!

 

birra AmsterdamAmsterdam 2

Il rapporto tra l’Olanda (o meglio, i Paesi Bassi) e l’acqua è strettissimo da sempre: una scelta obbligata in un Paese in cui il 20% del territorio, come suggerisce il nome, si trova sotto il livello del mare e i famosi polder – un sistema di dighe unico al mondo – hanno di fatto permesso che si sviluppasse la civiltà in questo luogo.

 

Il progetto “Amsterdam Rainproof”, in particolare, vorrebbe rendere la capitale una città a prova di pioggia, in cui nemmeno una goccia sia sprecata.

 

Non stupitevi, quindi, se una delle notizie più curiose degli ultimi giorni a tema birrario viene proprio da qui: da qualche tempo è in commercio una birra fatta con l’acqua proveniente dalla… pioggia di Amsterdam!

 

Proprio così: il 37enne Joris Hoebe, appassionato birrofilo, ha avuto la brillante idea di “riciclare” l’acqua della capitale e usarla come materia prima per la sua bevanda. A sostenere la sua impresa ci ha pensato l’Università di Amsterdam: le cisterne per la raccolta sono state piazzate nel cortile della facoltà di Scienze Applicate.

 

Nel solo mese di maggio, “grazie” al tempo capriccioso, sono stati raccolti circa 1000 litri d’acqua, che dopo essere stati naturalmente depurati, sono stati lavorati da un birrificio della capitale.

 

Risultato: la birra nata dalla pioggia ora è realtà e si può bere, al bicchiere o nella classica bottiglia, in vari ristoranti e bar di Amsterdam. E sapete come l’hanno chiamata? “Hemelswater”, cioè “acqua del paradiso”. In effetti, uno degli ingredienti fondamentali arriva proprio da lì…

 

E Comac non poteva che occuparsene, vista la sua vocazione green: da tempo infatti l’azienda è in prima linea nelle politiche per il riciclo dei materiali e il contenimento delle emissioni di CO2.

 

Cosa ne pensate? Quali altre invenzioni “green” a tema birrario vi vengono in mente? Ditecelo, se vi va, nei commenti!

 

 

birra in aereo

Come si passa il tempo durante un lungo volo in aereo? Alle solite opzioni – leggere, ascoltare musica, guardare un film o una serie – se ne potrebbe aggiungere presto una tutta nuova: bere una birra alla spina. L’idea è venuta alla compagnia olandese KLM, che in vista delle prossime Olimpiadi di Rio de Janeiro si è unita con Heineken per offrire questo nuovo servizio in business class per alcuni voli selezionati.

 

Spillare una birra in volo presenta, infatti, parecchi impedimenti tecnici, che hanno richiesto anni di lavoro per superarli. Quello principale è la diversa pressione: in aereo la pressione è molto più bassa rispetto al livello del mare e per questo le spine tradizionali non funzionano, facendo uscire solamente una grandissima quantità di schiuma. Inoltre, in aereo è vietato portare a bordo un contenitore di anidride carbonica compressa, fondamentale per la birra alla spina.

 

Heineken, quindi, ha dovuto progettare un nuovo impianto che fa arrivare la bevanda dal fusto al rubinetto utilizzando esclusivamente la pressione dell’aria. E i problemi non sono finiti, come ha dichiarato Edwin Griffioen, supply development manager global innovation di Heineken, al network americano Fox News. «È stato come un puzzle nel quale il fusto della birra, l’impianto di raffreddamento e il compressore di pressione dell’aria devono stare tutti in un trolley per il catering in aereo».

 

Alla fine, però, i problemi sono stati risolti anche se con alcune eccezioni: in particolare, non sarà possibile servire la birra in bicchieri di vetro, ma solo in plastica. Inoltre, i fusti saranno caricati già raffreddati all’aeroporto di Amsterdam.

 

In ogni caso, dal prossimo agosto, sui voli KLM ci sarà un nuovo modo per calmare la sete, anche viaggiando tra le nuvole!

 

Cosa ne pensate di questa invenzione? Quali altre innovazioni a tema birrario vorreste vedere? Ditecelo qui sotto nei commenti!

Birra e musica, un matrimonio perfetto!

Ascoltare la musica e bersi una buona birra sono sicuramente due esperienze piacevoli, ma avreste mai detto che una cosa potesse influenzare nettamente l’altra? Eppure è proprio così: una colonna sonora giusta può farci cambiare la percezione della birra che si sta bevendo. Sembra un argomento buono per le chiacchiere da bar, ma l’ha dimostrato una ricerca dell’università di Bruxelles, città che, di birra, se ne intende.

 

Nel numero di settembre 2016 della rivista scientifica “Food Quality and Preference”, infatti, apparirà uno studio, coordinato dalla Vrije Universiteit della capitale belga, intitolato “L’influenza del paesaggio sonoro nella percezione e valutazione delle birre”.

 

Presentando una sintesi del suo studio, il professor Felipe Carvalho, uno dei suoi autori, ha spiegato come si è svolto il suo esperimento. I partecipanti hanno assaggiato e giudicato due volte una birra, senza sapere che era la stessa, con in sottofondo un diverso stimolo sonoro. I risultati hanno mostrato, appunto, che la musica influenza la percezione di dolceamaroacido e addirittura della gradazione alcolica.

 

“I partecipanti hanno valutato la birra come significativamente più dolce quando hanno ascoltato una colonna sonora più melodica, e forte mentre ascoltavano una colonna sonora più dura” ha detto Carvalho. “Per certi versi è come se trasferissimo la nostra esperienza e sensibilità musicale nella birra che stiamo bevendo”.

 

Ma come si spiega questo strano effetto? Merito di alcuni stimoli nel nostro cervello, che portano all’”accensione” involontaria di un altro senso. Gusto e udito, insomma, possono generare insoliti accoppiamenti, e chissà se dopo questa scoperta qualcuno si butterà in qualche esperienza multisensoriale nei ristoranti o sulle tavole di casa nostra!

 

E voi? Avete una colonna sonora preferita mentre sorseggiate una birra? Qual è la vostra playlist nelle varie occasioni (in famiglia, con gli amici, con il partner)? Ditecelo nei commenti, se vi va, o seguiteci sulla nostra pagina ufficiale di Facebook!  

birra artigianale

Sembra incredibile visto il successo delle birre artigianali nell’ultimo decennio, ma questo fenomeno, in Italia, è stato regolamentato per legge solo da pochi mesi.

Cerchiamo di spiegarci meglio: fino a febbraio di quest’anno, la legge distingueva i vari tipi di birra secondo i criteri stabiliti da una norma che risaliva al 1962 e che prendeva in considerazione il livello di grado Plato (livello zuccherino del mosto prima della fermentazione). La classificazione, quindi, divideva la bevanda in cinque categorie – birra analcolica, light, normale (o “birra” senza specificazioni), speciale e doppio malto. Ma non c’erano indicazioni sul contenuto della birra.

Su proposta di Giuseppe Collesi, presidente della Fabbrica della Birra Tenute Collesi e portavoce di tante altre piccole realtà, ora la situazione è cambiata dopo ben 54 anni.

Lo scorso febbraio, infatti, Camera e Senato hanno approvato un emendamento al decreto legge C 3119 in materia di semplificazione e sicurezza agroalimentare, che contiene, finalmente, una vera definizione di birra artigianale:

Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e microfiltrazione. Ai fini del presente comma si intende per piccolo birrificio indipendente un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza e la cui produzione annua non superi i 200.000 ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di prodotto per conto terzi”.

Di fatto, quindi, la nuova legge impone un limite di produzione annua, vieta processi come pastorizzazione microfiltrazione e tutela l’indipendenza dai gruppi industriali per chi produce birra artigianale.

E voi? Cosa vi aspettate quando scegliete di bere una birra artigianale?