Per il terzo anno consecutivo Comac ha confermato il titolo di
“Welfare Champion” – simboleggiato dalle 5W – al Welfare Index PMI

     

L’impegno di Comac per l’adozione delle misure di welfare aziendale ha ricevuto un importante riconoscimento. Per il terzo anno consecutivo, infatti, ha confermato il titolo di “Welfare Champion” – simboleggiato dalle 5W, massimo rating dell’iniziativa – al Welfare Index PMI, indagine promossa da Generali Italia in collaborazione con Confindustria, Confartigianato, Confprofessioni, Confagricoltura e Confcommercio.

Durante l’evento di presentazione dei vincitori, che si è tenuto lo scorso 22 settembre al Centro Congressi “Roma Piazza di Spagna” di Roma, l’azienda è stata premiata dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte come una delle 78 realtà che, in tutta Italia, si sono distinte per qualità e ampiezza delle misure di welfare adottate.

Sul palco, a nome di tutti coloro che lavorano in azienda, è salito il CEO di Comac, Giorgio Donadoni.

L’edizione 2020 del rapporto Welfare Index PMI ha confermato l’importanza del welfare come leva strategica per affrontare l’emergenza e per la ripresa sostenibile del Paese.

Comac lo sa bene e da tempo: anche nei momenti più difficili della pandemia provocata da COVID-19, ha confermato il suo ruolo sociale, dimostrandosi un punto di riferimento solido per i collaboratori e per l’intero tessuto del territorio su cui opera.

Il titolo di “Welfare Champion”, quindi, è davvero una grande soddisfazione, che conferma la bontà delle scelte fatte finora e ci spinge verso nuovi traguardi!

birra Belgio Unesco

Comac sa benissimo che la birra in Belgio è una vera e propria istituzione: basti pensare al Brussels Beer Challenge, che da tre anni vede Comac come sponsor della manifestazione, o ancora alle storie che il nostro amico Lorenzo Dabove “Kuaska” ha raccontato sulle pagine di questo blog. Ora è arrivato un riconoscimento ufficiale per questa tradizione: dalla fine del 2016, infatti, la birra artigianale belga è entrata a far parte della lista dei “Patrimoni immateriali dell’umanità” stilata e aggiornata nel tempo dall’Unesco.

 

Dal 2003 questo elenco speciale raccoglie centinaia di tradizioni, provenienti da ogni angolo del mondo, che sono degne di essere tutelate (proprio come accade ai monumenti più famosi) visto il valore inestimabile per l’identità delle popolazioni locali.

 

La birra in Belgio rientra esattamente in questa definizione, come ha scritto l’Unesco motivando il nuovo ingresso nella lista:

 

“Produrre e apprezzare la birra è parte dell’esperienza di molte comunità in tutto il Begio. Gioca un ruolo nella vita quotidiana e nelle occasioni di festa. Quasi 1500 tipi di birra vengono prodotti nel Paese, usando vari metodi di fermentazione. Le birre artigianali, in particolare, sono diventate popolari a partire dagli anni Ottanta”.

 

Un altro punto a favore sono le politiche green sperimentate negli ultimi anni:

 

“Le pratiche sostenibili sono diventate parte di questa cultura con l’incoraggiamento al packaging riciclabile e a nuove tecnologie per ridurre il consumo di acqua durante il processo produttivo”.

 

A questo proposito, vale la pena di segnalare anche un’altra notizia che arriva sempre dal Belgio: a Bruges – città che curiosamente fa parte a sua volta delle liste Unesco come Patrimonio dell’Umanità – è entrato in funzione il nuovo birradotto: 3 chilometri di tubi sotterranei dedicati al trasporto della bevanda che si estendono in tutto il centro storico.

 

Il progetto, iniziato tre anni fa e finanziato grazie a una campagna di crowfunding, mira a ridurre il traffico nel centro storico eliminando i camion che trasportavano birra, migliorando in questo modo anche la qualità dell’aria.

 

Il Belgio, in fatto di birra, non finisce mai di stupire!

fontana birra 2fontana birra 1

 

Un vero e proprio monumento alla bevanda locale, che funziona in modo molto semplice: dopo aver acquistato in città un apposito boccale dotato di microchip – che per la cronaca costa 6 euro – questo si può riempire con le diverse qualità di birra disponibili alla fontana, per un massimo di 5 volte.

 

La presenza del microchip (venduto solo ai maggiorenni) e il limite al “riempimento” del boccale rendono l’iniziativa, secondo gli ispiratori del progetto, del tutto sicura. “Non vogliamo permettere alle persone di ubriacarsi, ma solo promuovere la cultura del consumo di birra” ha precisato Janko Kos, sindaco di Zalec.

 

In questo caso, insomma, la birra viene usata come classico souvenir turistico e anche il boccale, una volta raggiunta la massima quantità permessa dal microchip, si può portare a casa come ricordo!

 

E chissà se davvero, grazie a questa fontana unica al mondo, ci sarà un aumento degli ospiti a Zalec!

 

Che ne pensate? Siete incuriositi da questa iniziativa? Ditecelo nei commenti o seguendo la nostra pagina ufficiale su Facebook!

 

Artigianale è bello, anche e soprattutto nel mondo della birra. Comac lo sa bene visto che dal 2011, attraverso il progetto 4SizeS, rivolge un’attenzione speciale alle esigenze dei birrifici artigianali in materia di infustamento e imbottigliamento.

birrifici artigianali

Artigianale è bello, anche e soprattutto nel mondo della birraComac lo sa bene visto che dal 2011, attraverso il progetto 4SizeS, rivolge un’attenzione speciale alle esigenze dei birrifici artigianali in materia di infustamento e imbottigliamento. Forte della sua esperienza maturata sul difficile mercato USA, dove l’arte della craft beer è una tradizione consolidata da decenni, Comac mantiene sempre alto il proprio livello di qualità anche per le piccole dimensioni di questo tipo di imprese. L’ultima novità in materia è l’utilizzo sempre più massiccio dei fusti in plastica come contenitore.

A confermare questa tendenza è arrivata anche una recente rilevazione di Confartigianato: le famiglie italiane spendono 1523 milioni di euro all’anno per la birra artigianale. E sull’onda di questo successo cresce sempre di più anche il numero dei produttori: negli ultimi 3 anni, sempre secondo i dati dell’associazione di categoria, si è registrato un incremento del 61,8%ogni 11 giorni, in pratica, viene aperto un nuovo birrificio artigianale in Italia.

Dati incoraggianti, anche se il mercato USA continua a crescere a una velocità incredibile rispetto al nostro Paese: lì nascono 2 birrifici artigianali al giorno. Il sistema Italia, a livello economico-finanziario, non offre ancora abbastanza strumenti per favorire la nascita di microimprese. Un miglioramento, da questo punto di vista, favorirebbe l’avvio di nuove attività e la nascita di un maggior spirito imprenditoriale in questo campo, come appunto accade Oltreoceano.

Nel nostro Paese, comunque, il maggior numero di imprese di questo tipo si registra proprio nella regione che ospita la sede di Comac, la Lombardia, seguita da Sicilia, Campania, Veneto ed Emilia-Romagna.

La birra artigianale, insomma, è buona, offre nuove opportunità di lavoro e fa anche bene alla salute, come vi abbiamo già raccontato in altri post del nostro blog. Anche Confartigianato è d’accordo: l’istituto ha fatto notare che, anche grazie all’attenzione sempre maggiore a tecniche tradizionali e materie prime genuine, la percentuale di italiani in condizione di obesità sta scendendo. Nel 2015 si è attestata al 9,8% rispetto al 10,3% registrato nel 2014, e ben al di sotto della media dei Paesi dell’UE (16,7%).

Anche voi preferite la birra artigianale? Perché? Cosa fareste per migliorare questo settore?  Ditecelo qui sotto nei commenti o commentate sulla nostra pagina Facebook!

Ufficio Comunicazione, Web e Relazioni Esterne Comac

birra AmsterdamAmsterdam 2

Il rapporto tra l’Olanda (o meglio, i Paesi Bassi) e l’acqua è strettissimo da sempre: una scelta obbligata in un Paese in cui il 20% del territorio, come suggerisce il nome, si trova sotto il livello del mare e i famosi polder – un sistema di dighe unico al mondo – hanno di fatto permesso che si sviluppasse la civiltà in questo luogo.

 

Il progetto “Amsterdam Rainproof”, in particolare, vorrebbe rendere la capitale una città a prova di pioggia, in cui nemmeno una goccia sia sprecata.

 

Non stupitevi, quindi, se una delle notizie più curiose degli ultimi giorni a tema birrario viene proprio da qui: da qualche tempo è in commercio una birra fatta con l’acqua proveniente dalla… pioggia di Amsterdam!

 

Proprio così: il 37enne Joris Hoebe, appassionato birrofilo, ha avuto la brillante idea di “riciclare” l’acqua della capitale e usarla come materia prima per la sua bevanda. A sostenere la sua impresa ci ha pensato l’Università di Amsterdam: le cisterne per la raccolta sono state piazzate nel cortile della facoltà di Scienze Applicate.

 

Nel solo mese di maggio, “grazie” al tempo capriccioso, sono stati raccolti circa 1000 litri d’acqua, che dopo essere stati naturalmente depurati, sono stati lavorati da un birrificio della capitale.

 

Risultato: la birra nata dalla pioggia ora è realtà e si può bere, al bicchiere o nella classica bottiglia, in vari ristoranti e bar di Amsterdam. E sapete come l’hanno chiamata? “Hemelswater”, cioè “acqua del paradiso”. In effetti, uno degli ingredienti fondamentali arriva proprio da lì…

 

E Comac non poteva che occuparsene, vista la sua vocazione green: da tempo infatti l’azienda è in prima linea nelle politiche per il riciclo dei materiali e il contenimento delle emissioni di CO2.

 

Cosa ne pensate? Quali altre invenzioni “green” a tema birrario vi vengono in mente? Ditecelo, se vi va, nei commenti!

 

 

Birra e musica, un matrimonio perfetto!

Ascoltare la musica e bersi una buona birra sono sicuramente due esperienze piacevoli, ma avreste mai detto che una cosa potesse influenzare nettamente l’altra? Eppure è proprio così: una colonna sonora giusta può farci cambiare la percezione della birra che si sta bevendo. Sembra un argomento buono per le chiacchiere da bar, ma l’ha dimostrato una ricerca dell’università di Bruxelles, città che, di birra, se ne intende.

 

Nel numero di settembre 2016 della rivista scientifica “Food Quality and Preference”, infatti, apparirà uno studio, coordinato dalla Vrije Universiteit della capitale belga, intitolato “L’influenza del paesaggio sonoro nella percezione e valutazione delle birre”.

 

Presentando una sintesi del suo studio, il professor Felipe Carvalho, uno dei suoi autori, ha spiegato come si è svolto il suo esperimento. I partecipanti hanno assaggiato e giudicato due volte una birra, senza sapere che era la stessa, con in sottofondo un diverso stimolo sonoro. I risultati hanno mostrato, appunto, che la musica influenza la percezione di dolceamaroacido e addirittura della gradazione alcolica.

 

“I partecipanti hanno valutato la birra come significativamente più dolce quando hanno ascoltato una colonna sonora più melodica, e forte mentre ascoltavano una colonna sonora più dura” ha detto Carvalho. “Per certi versi è come se trasferissimo la nostra esperienza e sensibilità musicale nella birra che stiamo bevendo”.

 

Ma come si spiega questo strano effetto? Merito di alcuni stimoli nel nostro cervello, che portano all’”accensione” involontaria di un altro senso. Gusto e udito, insomma, possono generare insoliti accoppiamenti, e chissà se dopo questa scoperta qualcuno si butterà in qualche esperienza multisensoriale nei ristoranti o sulle tavole di casa nostra!

 

E voi? Avete una colonna sonora preferita mentre sorseggiate una birra? Qual è la vostra playlist nelle varie occasioni (in famiglia, con gli amici, con il partner)? Ditecelo nei commenti, se vi va, o seguiteci sulla nostra pagina ufficiale di Facebook!  

birra artigianale

Sembra incredibile visto il successo delle birre artigianali nell’ultimo decennio, ma questo fenomeno, in Italia, è stato regolamentato per legge solo da pochi mesi.

Cerchiamo di spiegarci meglio: fino a febbraio di quest’anno, la legge distingueva i vari tipi di birra secondo i criteri stabiliti da una norma che risaliva al 1962 e che prendeva in considerazione il livello di grado Plato (livello zuccherino del mosto prima della fermentazione). La classificazione, quindi, divideva la bevanda in cinque categorie – birra analcolica, light, normale (o “birra” senza specificazioni), speciale e doppio malto. Ma non c’erano indicazioni sul contenuto della birra.

Su proposta di Giuseppe Collesi, presidente della Fabbrica della Birra Tenute Collesi e portavoce di tante altre piccole realtà, ora la situazione è cambiata dopo ben 54 anni.

Lo scorso febbraio, infatti, Camera e Senato hanno approvato un emendamento al decreto legge C 3119 in materia di semplificazione e sicurezza agroalimentare, che contiene, finalmente, una vera definizione di birra artigianale:

Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e microfiltrazione. Ai fini del presente comma si intende per piccolo birrificio indipendente un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza e la cui produzione annua non superi i 200.000 ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di prodotto per conto terzi”.

Di fatto, quindi, la nuova legge impone un limite di produzione annua, vieta processi come pastorizzazione microfiltrazione e tutela l’indipendenza dai gruppi industriali per chi produce birra artigianale.

E voi? Cosa vi aspettate quando scegliete di bere una birra artigianale?

Beer is my comfort food
Il termine “comfort food” fa parte dei dizionari di inglese dagli anni Settanta, ma il concetto, in Italia, si sta facendo strada solo negli ultimi anni, con libri e blog dedicati all’argomento. Il “comfort food”, come si può intuire, è il cibo che ci dà calore umano, è legato magari a un bel ricordo o una tradizione familiare. Non è per forza il cibo più buono, insomma, ma quello con cui ci si premia quando si ha voglia di coccole.

Tutti hanno un loro personale “comfort food” – dolce o salato, semplice o difficile da realizzare – e di sicuro tutti gli appassionati di birra hanno anche la loro “comfort beer”, in onore di un viaggio indimenticabile, una cena speciale o semplicemente un momento di relax.

In questi giorni, per esempio, siamo sicuri che per molti tifosi di calcio l’accoppiata birra davanti alla tv + partita di calcio degli Europei, magari da guardare con gli amici, sia un’idea vincente!

E per chi, oltre a guardare, pratica un’attività sportiva arriva una buona notizia: qualche mese fa, infatti, in occasione del convegno “Birra e salute, birra e sport. Incontri possibili o impossibili?” promosso a Rimini da Unionbirrai, il medico della Nazionale italiana di calcio, Luca Gatteschi, ha dato il via libera a un consumo moderato lontano dallo sforzo. “Grazie alla minore quantità di zuccheri, al maggior contributo di magnesio, fosforo, calcio e complesso di vitamine B, la birra è un integratore energetico valido e completo” ha dichiarato il medico, che è anche un convinto appassionato.

In particolare, via libera alle birre artigianali: il loro segreto sta nei cereali e nel luppolo, che ha proprietà antiossidanti. La quantità consigliata è di una “unità alcolica” – lattina o bottiglia da 33 cl – al giorno per le donne e due per gli uomini, ovviamente di media gradazione.

E voi? Qual è la vostra “comfort beer” e per quale motivo? Ditecelo nei commenti, siamo curiosi di sentire la vostra opinione!