La notizia più curiosa delle ultime settimane, in fatto di birra, arriva da San Diego, in California: un importante birrificio della città, Stone Brewing – che ha scelto Comac per il proprio impianto di infustamento 

Full Circle Pale Ale

La notizia più curiosa delle ultime settimane, in fatto di birra, arriva da San Diego, in California: un importante birrificio della città, Stone Brewing – che ha scelto Comac per il proprio impianto di infustamento – sta sperimentando una birra prodotta con acqua reflua. Sì, proprio quella che viene scaricata dai nostri lavandini, che diventa (ovviamente dopo l’opportuno processo di depurazione) materia prima della “Full Circle Pale Ale”.

La nuova creazione del birrificio, che ancora non è stata messa in vendita, è stata presentata al pubblico qualche giorno fa, conquistandosi uno spazio sui siti internet di tutto il mondo (in Italia, per esempio, ne ha parlato Repubblica).

Steve Gonzalez, senior manager di Stone Brewing che si occupa di processi produttivi e innovazione, si è detto molto soddisfatto. “Tra le Pale Ale che ho creato negli anni di sicuro questa è tra le migliori tre” ha dichiarato durante la degustazione.

Ma il più soddisfatto della buona riuscita dell’operazione, forse, è stato il sindaco di San Diego. La produzione della Full Circle Pale Ale, infatti, è solo una delle iniziative del progetto Pure Water San Diego, nato per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dello spreco d’acqua.

La città californiana importa più dell’80 % dell’acqua che consuma ed è esposta al pericolo di siccità. “Pure Water San Diego”, invece, si pone l’obiettivo di produrre localmente, entro il 2035, un terzo del proprio fabbisogno d’acqua attraverso processi di riciclo.

Anche una birra, quindi, può contribuire ad uno stile di vita più green!

 

birra AmsterdamAmsterdam 2

Il rapporto tra l’Olanda (o meglio, i Paesi Bassi) e l’acqua è strettissimo da sempre: una scelta obbligata in un Paese in cui il 20% del territorio, come suggerisce il nome, si trova sotto il livello del mare e i famosi polder – un sistema di dighe unico al mondo – hanno di fatto permesso che si sviluppasse la civiltà in questo luogo.

 

Il progetto “Amsterdam Rainproof”, in particolare, vorrebbe rendere la capitale una città a prova di pioggia, in cui nemmeno una goccia sia sprecata.

 

Non stupitevi, quindi, se una delle notizie più curiose degli ultimi giorni a tema birrario viene proprio da qui: da qualche tempo è in commercio una birra fatta con l’acqua proveniente dalla… pioggia di Amsterdam!

 

Proprio così: il 37enne Joris Hoebe, appassionato birrofilo, ha avuto la brillante idea di “riciclare” l’acqua della capitale e usarla come materia prima per la sua bevanda. A sostenere la sua impresa ci ha pensato l’Università di Amsterdam: le cisterne per la raccolta sono state piazzate nel cortile della facoltà di Scienze Applicate.

 

Nel solo mese di maggio, “grazie” al tempo capriccioso, sono stati raccolti circa 1000 litri d’acqua, che dopo essere stati naturalmente depurati, sono stati lavorati da un birrificio della capitale.

 

Risultato: la birra nata dalla pioggia ora è realtà e si può bere, al bicchiere o nella classica bottiglia, in vari ristoranti e bar di Amsterdam. E sapete come l’hanno chiamata? “Hemelswater”, cioè “acqua del paradiso”. In effetti, uno degli ingredienti fondamentali arriva proprio da lì…

 

E Comac non poteva che occuparsene, vista la sua vocazione green: da tempo infatti l’azienda è in prima linea nelle politiche per il riciclo dei materiali e il contenimento delle emissioni di CO2.

 

Cosa ne pensate? Quali altre invenzioni “green” a tema birrario vi vengono in mente? Ditecelo, se vi va, nei commenti!

 

 

Il Beerdotto di Bruges

L’imperatore Massimiliano d’Austria al rientro dalla guerra venne accolto dagli abitanti della romantica Venezia del nord con una grande parata di giullari e buffoni: alla richiesta di fondi per realizzare un manicomio cittadino, egli rispose con una frase che, non solo rimase famosa, ma che caratterizzò gli abitanti di Bruges da quel giorno in poi. “Bruges è già un grande manicomio”!

 

Forse, l’imperatore Massimiliano non aveva tutti i torti: a distanza di un paio di secoli agli abitanti di Bruges, ovvero “I pazzi di Brugse” le idee bizzarre e un po’ pazzoidi non mancano certo. È di soli pochi giorni fa la notizia che la famosissima birreria belga De Halve Maan, la quale utilizza proprio la dicitura “I pazzi di Brugse” (Brugse Zot) per la sua birra più famosa, ha ottenuto dal comune l’autorizzazione a costruire una specie di oleodotto, “beerdotto”, sotterraneo per il trasporto di birra.

 

Il Beerdotto di Bruges

 

La decisione è stata presa per ridurre il passaggio di camion e autoveicoli per il trasporto della birra dalla fabbrica fino agli impianti di imbottigliamento.

 

Questo “Beerdotto”, lungo circa 3 km, passerà sotto i famosi canali della città e collegherà la birra prodotta nel birrificio storico, situato nel cuore della bellissima cittadina, fino a tutte le azienda imbottigliatrici e confezionatrici che si trovano in periferia.

 

Bruges, patrimonio dell’UNESCO dal 2000, è quotidianamente messa a dura prova dal passaggio di numerosi camion atti al trasposto della birra che sono costretti a districarsi fra le piccole via medioevali del centro storico con il rischio di rovinare sia la pavimentazione a ciottoli che le facciate delle case.

 

La scelta di realizzare questo tubo per la birra, non è sicuramente economico, ma ambientale: sia per la salvaguardia del patrimonio storico che per la qualità dell’aria che i cittadini e i turisti respirano nel piccolo centro medioevale.

 

Perché non seguire le pazze idee degli abitanti di Bruges?

 

Forse qualche altro birrificio potrebbe realizzare questa sorta di beerdotto, limitare il trasporto su gomma e ridurre l’inquinamento.