Nell’ambito di un piano strategico industriale volto ad occupare nuovi spazi sul mercato, consolidare il brand nel settore del beverage e fornire innovata tecnologia e servizi sempre più adeguati, Comac ha deciso di unire le proprie forze, competenze e know how a quelle di un gruppo italiano di fama internazionale, leader nel settore.

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Nell’ambito di un piano strategico industriale volto ad occupare nuovi spazi sul mercato, consolidare il brand nel settore del beverage e fornire innovata tecnologia e servizi sempre più adeguati, Comac ha deciso di unire le proprie forze, competenze e know how a quelle di un gruppo italiano di fama internazionale, leader nel settore.

Certi che la nostra clientela trarrà grandi benefici da questa unione, è quindi con piacere che Vi informiamo che si è conclusa positivamente un’operazione straordinaria di cessione della maggioranza di Comac a CFT Group. Confermiamo inoltre che Giuseppe & Marco Scudeletti, e Giorgio & Fabio Donadoni manterranno il proprio potere esecutivo all’interno del nuovo consiglio di amministrazione.

“Siamo orgogliosi di aver scelto CFT Group come futuro partner, poiché condividiamo gli stessi valori professionali ed umani.

Crediamo fortemente che questa collaborazione consentirà a Comac di espandere ulteriormente la sua presenza sui mercati internazionali, beneficiando del forte know-how tecnologico dell’intero Gruppo, e di affrontare al meglio le future sfide di un mercato globale altamente competitivo.

Insieme, saremo in grado di rafforzare ulteriormente la nostra posizione nel settore delle bevande, diventando un player internazionale di alto livello”.

Sabato 1 e domenica 2 ottobre Comac si è concessa un’insolita gita fuori porta, sulle rive del lago di Garda: i collaboratori dell’azienda, infatti, si sono trasformati per qualche giorno in skipper e marinai, cimentandosi in una vera e propria regata a Desenzano del Garda.

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Sabato 1 e domenica 2 ottobre Comac si è concessa un’insolita gita fuori porta, sulle rive del lago di Garda: i collaboratori dell’azienda, infatti, si sono trasformati per qualche giorno in skipper e marinai, cimentandosi in una vera e propria regata a Desenzano del Garda. Un’iniziativa che, oltre a favorire svago e divertimento per collaboratori e famiglie, fa parte di un programma di sviluppo delle competenze manageriali in Comac. Per questo abbiamo fatto qualche domanda a Giuliana Rossini, Responsabile delle Risorse Umane che si è occupata dell’evento in tutte le sue fasi, dalla preparazione al risultato finale.

Ciao Giuliana, partiamo dall’inizio. Come è nata l’idea di organizzare una regata?

«L’idea è venuta a Giorgio Donadoni, uno dei soci fondatori, che ama andare in barca a vela. Ci è piaciuta ed è diventata l’occasione per far iniziare un programma di sviluppo delle competenze manageriali dei collaboratori di prima linea».

Da dove nasce quest’esigenza?

«È un lavoro iniziato circa un anno fa. La domanda di partenza è stata “Cosa serve per essere un bravo capo?”. Attraverso l’autovalutazione da parte della prima linea e la restituzione della direzione, sono state selezionate quattro competenze di base su cui lavorare: pianificazione, problem solvingcomunicazione e gestione dei collaboratori. Tutte e quattro sono state applicate durante le fasi della regata, anche attraverso l’attività di formazione».

In che modo?

«Nella fase di preparazione, per esempio, ogni equipaggio ha dovuto “fare gruppo” e ognuno ci è riuscito a proprio modo, per esempio organizzando aperitivi o creando gruppi Whatsapp. Questi sono esempi di motivazione dei collaboratori e comunicazione».

Altri esempi?

«Domenica, al momento di uscire per una veleggiata di prova, non c’era vento e pioveva. La mattinata era stata riorganizzata, ma alle 11 il vento è tornato! In questo modo si impara a gestire gli imprevisti (problem solving). E poi in barca azioni e strumenti hanno un nome preciso (comunicazione), è importante conoscere e condividere informazioni e significati. Vale con le vele, ma anche in un’azienda come Comac».

L’impegno di Comac si è esaurito con la regata?

«Certamente no: nei giorni scorsi c’è stato un debrief con la prima linea, un momento interessante per analizzare l’evento. E ci saranno, anche nel 2017, altri appuntamenti di formazione: per essere un buon responsabile non basta essere un bravo tecnico, per questo diamo molta importanza a queste competenze trasversali».

Qual è il tuo personale bilancio della regata?

«Sono soddisfatta: il gruppo della prima linea si sta mettendo in gioco e sono contenta che i collaboratori e le loro famiglie abbiano un bel ricordo di questa esperienza».

 

Ufficio Comunicazione, Web e Relazioni Esterne Comac

Lü, a l’ghe ocór mia ü s-cèt? Scusi lei, non le servirebbe un garzone?

Estate 1972 - Il racconto di Giorgio Donadoni

Inizia così la mia estate del 1972. Avevo appena terminato la prima media nella scuola di un piccolo paese di provincia.

Nemmeno il tempo di poter immaginare ciò che avrei potuto fare in quella promettente calda estate ed eccomi già sistemato per i tre mesi a venire: DROGHERIA MAESTRONI di Ponte San Pietro.

La bottega, buia, stretta e lunga, un bancone enorme con il piano di marmo, pieno di scatole, confezioni di biscotti e croissant, tre grandi vasi di vetro: uno con le caramelle al miele Ambrosoli, un altro, dai riflessi rosso scarlatto, colmo di caramelle Rossana, il terzo ostentava, senza riscuotere quel successo sperato, delle caramelle Valda, morbide gocce di menta ricoperte da minuscoli cristalli di zucchero. Il cacao, esposto in bella vista, circondato da pezzi di cioccolato alle nocciole, fondente, gianduia e cremino, custodi di quella polvere esotica. Una solitaria latta di acciughe sotto sale, ossimoro per antonomasia.

Alle spalle, uno scaffale enorme, incastrato nel soffitto: all’interno tanti alimenti sfusi. Mille odori, di cui non conoscevo la provenienza, mi pizzicavano le narici: pepe, cannella, noce moscata, zafferano. Una ragazza appare all’improvviso. Fuori campo una voce: “questo è il nuovo garzone!”. Sorridendo, mi dice: “a lunedì mattina”. Io, muto, annuisco. Mi strizza l’occhio e se ne va, inghiottita dal retrobottega dal quale era magicamente apparsa.

Sento una voce chiamare ripetutamente il mio nome: è mia madre che, terminata la spesa, sta uscendo dal mio futuro luogo di lavoro.

Io non capivo cosa fosse realmente successo, ma notavo i miei genitori ostentare una certa soddisfazione per essere riusciti a togliere dalla strada un potenziale pericolo e possibile causa di guai non ben precisati.

Accanto a quello che sarebbe stato il mio CRE estivo, c’erano altri negozi: ottica, ferramenta, frutta e verdura dell’Arcimboldo, due negozi di abiti per uomo Eustacchio e Scudeletti, che tenevano le prestigiose marche Facis e Lebole.

Percorriamo con leggerezza la strada in discesa, quasi galleggiando, come quei palloni che ogni tanto mi capitava di vedere passare nel canale vicino a casa e che avrei tanto voluto pescare.

Ci dirigiamo verso il bar, dall’altro lato della strada. Lo sguardo di mio padre incrocia, complice, quello di mia madre in cerca di approvazione: varca la soglia e raggiunge il banco del locale. Un caffè corretto e due mottarelli. Sono l’unico a non aver ancora finito. Erano così rari questi momenti che avrei voluto, se solo avessi potuto, rimettere nel congelatore una parte del gelato per prolungare l’estasi e goderne anche in seguito. Controcorrente, come le trote che risalgono il fiume, che scorre rumoroso alle nostre spalle, riprendiamo la strada.

 

Il “Rosso”, il barbiere, sta sulla porta del suo negozio: è l’unico ad avere riviste nelle quali puoi trovare qualche seno scoperto….. Scarica “Estate 1972”, il racconto completo di Giorgio Donadoni

Quasi una novella che si lascia leggere con piacere e che ci racconta un po’ di Giorgio, della sua voglia di affabulare.

Il racconto aperto di Giorgio Donadoni

Una calda estate nella provincia bergamasca agli inizi degli anni 70: il boom economico non riguardava proprio tutti e un ragazzino di 11 anni, come del resto molti suoi coetanei, viene mandato dalla madre a fare il garzone presso la drogheria del paese. Il reale obiettivo di mamma Paola era semplicemente quello di togliere il suo vivacissimo secondogenito dalla strada, un potenziale pericolo e possibile causa di guai non ben precisati.

Questa, in breve, la sinopsi del racconto scritto da Giorgio Donadoni, non scrittore di professione, ma Responsabile delle Pubbliche Relazioni nonché uno dei soci fondatori della Comac srl, classificatosi al 4° posto all’ultimo concorso letterario organizzato dall’associazione Luberg.

Il concorso letterario “Racconti Aperti” è “Nato con l’intento di valorizzare la scrittura e la creatività“, ha spiegato il prof. Brevini, presidente della giuria “ha registrato un inatteso successo, totalizzando ben sessantasette lavori. Questi testi sembrano smentire o quanto meno rendere meno fosche le profezie sul tramonto della scrittura.

Sicuramente il titolo stesso del concorso e la possibilità di dar libero sfogo alla propria creatività hanno facilitato ed invogliato Giorgio a scrivere un racconto che scorre veloce, suscita emozioni e rievoca memorie quasi tangibili in quanti quegli anni li hanno vissuti personalmente, ma anche in coloro che li hanno sentiti raccontare da zii o nonni.

Uno spaccato di vita bergamasca che se non fosse per l’incipit: “Lù, al ghe ocor mia u s’cet?” (Scusi lei, non le servirebbe un garzone?), potrebbe ambientarsi in un qualsiasi paesino italiano di periferia.

I personaggi sono quelli della bottega del droghiere che mischiano i loro odori ed umori con i profumi delle spezie esotiche e delle caramelle alla liquirizia; sono i fratelli, con i quali ci si ritrova alla sera per un ultimo gioco prima di andare a dormire; i genitori sempre affaccendati in qualche attività, in apparenza lontani, ma presenti e attenti alle esigenze dei 4 figli e le prime cotte, che a distanza di anni, fanno ancora sorridere.

 

Quando comunicare significa saper raccontare

Il paesaggio è quello della campagna bergamasca, bagnata dal fiume Brembo che, nelle caldi estati, rieccheggia di voci di bambini e ragazzi: “la domenica pomeriggio che d’estate, con il bel tempo, veniva trascorsa al Brembo, luogo dove, oltre a trovare refrigerio nella calura estiva, potevamo vedere le ragazze, già donne, in costume, favorendo ulteriormente quelle, già non poche, fantasie che quotidianamente incominciavano ad accompagnarmi da qualche tempo.”

Quasi una novella che si lascia leggere con piacere e che ci racconta un po’ di Giorgio, della sua voglia di affabulare non solo con ironia, ma anche con tanta sincerità ed un pizzico di nostalgia: sicuramente un abile comunicatore che ha capito che la comunicazione si fa anche incantando il pubblico con semplici ed immediati racconti.

I racconti dei vincitori e dei finalisti sono stati pubblicati in un volume edito dalla casa editrice Sestante, ma ve noi lo pubblicheremo su questo blog prossimamente.

Aggiornamento 17 dicembre 2013: Pubblicato il racconto (clicca qui)

 

Quando comunicare significa saper raccontare