Comac per tutto il 2014 sarà a fianco dell’arte, un’arte speciale, anzi più speciale perché realizzata dai ragazzi in cura presso il reparto di Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Benché affiancati da un valido artista come Luca Santiago Mora, a sua volta coadiuvato da artisti di fama internazionale, i veri protagonisti sono i ragazzi e le loro opere.

Comac per tutto il 2014 sarà a fianco dell’arte, un’arte speciale, anzi più speciale perché realizzata dai ragazzi in cura presso il reparto di Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Benché affiancati da un valido artista come Luca Santiago Mora, a sua volta coadiuvato da artisti di fama internazionale, i veri protagonisti sono i ragazzi e le loro opere.

L’arte: questo mondo sempre in evoluzione, importantissimo e fondamentale per la nostra crescita personale e spirituale è da sempre alla ricerca di mecenati che ne finanzino la realizzazione e che oggi si chiamano sponsor.

E fra gli sponsor, spesso, troviamo anche i produttori di birra.

Il 23 febbraio 2014 si è conclusa a Madrid la storica manifestazione di arte contemporanea “ARCO Madrid” che, per il 4 anno consecutivo, ha visto Heineken Spagna fra i mecenati principali. Dal 2011 Heineken sponsorizza un premio speciale, il CA2M, dedicato a giovani artisti emergenti, ed organizza Art Party Heineken, un appuntamento ormai consolidato per gli amanti dell’arte e della birra e delle nuove tendenze che quest’anno si è svolto in un palazzo del XIX secolo, il Palazzo di Fernán Nuñez.

Ma quest’anno Heineken, seguendo l’esempio di altre manifestazioni dedicate all’arte, come la famosa Frieze Art Fair di New York, ha scelto di collaborare con grandi chef per offrire al pubblico partecipante non più banali cibi confezionati ma street food di qualità e novità del settore gastronomico, il tutto sotto un grande tendone, seduti su panche di legno davanti a lunghe tavolate come nelle migliori feste paesane. La birra era servita in bottiglie artistiche “Designed for the Night”, disegnate appositamente per Heineken dall’ dell’artista americano Matt W. Moore.

Ma non possiamo non citare J.C. Jacobsen fondatore del famoso birrificio Carlsberg, che fu un egli stesso un filantropo ed un avido collezionista d’arte: la Carlsberg, da sempre a fianco dell’innovazione in tutte le sue espressioni e di chi sa guardare la realtà da punti di vista “differenti” per cogliere ciò che è realmente autentico e originale, da anni sponsorizza diversi eventi legati al mondo dell’arte e nel maggio 2013 Carlsberg Italia è stato lo sponsor principale di “WHO ART YOU? 2”, concorso internazionale riservato ad artisti emergenti.

 

La birra a sostegno dell'arteRestando in Italia, il primo quartier generale del birrificio Peroni, situato a Testaccio, nella Roma più vera, è diventato esso stesso un museo, il MACRO, che ha celebrato la storia dell’italianissimo birrificio in una mostra fotografica che si è tenuta negli ultimi mesi del 2013 riscuotendo un buon successo di pubblico.

E come non citare il MENABREA ART PRIZE premio lanciato per supportare i giovani artisti emergenti, in collaborazione con Birra Menabrea, Untitled Association e Roma art2nights e che nel 2013 è andato al 28enne bergamasco Diego Marcon per la sua originalità e citando le parole della giuria in fase di premiazione:

“Invece di creare un’etichetta immediata e facilmente riconoscibile l’artista invita le persone a servirsi della birra come luogo di incontro, curiosità, scoperta e condivisione. Il cruciverba che per sua natura è allo stesso tempo immagine e testo, diventa così interprete originale e convincente della Birra Menabrea”.

E ancora, il “ Premio Maggia”, dedicato alla memoria dell’architetto biellese Federico Maggia, sempre sponsorizzato dallo storico birrificio artigianale Menabrea, che a Biella ha il suo quartier generale. L’evento del 2013, “Industrie dismesse. Giovani progettisti fabbricano idee” ha visto la realizzazione di 10 installazioni, avente come tema il riuso del patrimonio industriale dismesso. Il Birrificio Menabrea per l’occasione ha realizzato e distribuito circa 200.000 bottiglie di birra con collarino personalizzato dedicato all’evento.

Anche i birrifici artigianali, non solo italiani, ma a livello internazionale, spesso si avvalgono di giovani artisti per la realizzazione delle loro etichette per la voglia comune di ricercare, innovare e sperimentare nuove strade, nuovi gusti, nuove idee.

E voi quali birrifici conoscete che collaborano con l’arte?

Lü, a l’ghe ocór mia ü s-cèt? Scusi lei, non le servirebbe un garzone?

Estate 1972 - Il racconto di Giorgio Donadoni

Inizia così la mia estate del 1972. Avevo appena terminato la prima media nella scuola di un piccolo paese di provincia.

Nemmeno il tempo di poter immaginare ciò che avrei potuto fare in quella promettente calda estate ed eccomi già sistemato per i tre mesi a venire: DROGHERIA MAESTRONI di Ponte San Pietro.

La bottega, buia, stretta e lunga, un bancone enorme con il piano di marmo, pieno di scatole, confezioni di biscotti e croissant, tre grandi vasi di vetro: uno con le caramelle al miele Ambrosoli, un altro, dai riflessi rosso scarlatto, colmo di caramelle Rossana, il terzo ostentava, senza riscuotere quel successo sperato, delle caramelle Valda, morbide gocce di menta ricoperte da minuscoli cristalli di zucchero. Il cacao, esposto in bella vista, circondato da pezzi di cioccolato alle nocciole, fondente, gianduia e cremino, custodi di quella polvere esotica. Una solitaria latta di acciughe sotto sale, ossimoro per antonomasia.

Alle spalle, uno scaffale enorme, incastrato nel soffitto: all’interno tanti alimenti sfusi. Mille odori, di cui non conoscevo la provenienza, mi pizzicavano le narici: pepe, cannella, noce moscata, zafferano. Una ragazza appare all’improvviso. Fuori campo una voce: “questo è il nuovo garzone!”. Sorridendo, mi dice: “a lunedì mattina”. Io, muto, annuisco. Mi strizza l’occhio e se ne va, inghiottita dal retrobottega dal quale era magicamente apparsa.

Sento una voce chiamare ripetutamente il mio nome: è mia madre che, terminata la spesa, sta uscendo dal mio futuro luogo di lavoro.

Io non capivo cosa fosse realmente successo, ma notavo i miei genitori ostentare una certa soddisfazione per essere riusciti a togliere dalla strada un potenziale pericolo e possibile causa di guai non ben precisati.

Accanto a quello che sarebbe stato il mio CRE estivo, c’erano altri negozi: ottica, ferramenta, frutta e verdura dell’Arcimboldo, due negozi di abiti per uomo Eustacchio e Scudeletti, che tenevano le prestigiose marche Facis e Lebole.

Percorriamo con leggerezza la strada in discesa, quasi galleggiando, come quei palloni che ogni tanto mi capitava di vedere passare nel canale vicino a casa e che avrei tanto voluto pescare.

Ci dirigiamo verso il bar, dall’altro lato della strada. Lo sguardo di mio padre incrocia, complice, quello di mia madre in cerca di approvazione: varca la soglia e raggiunge il banco del locale. Un caffè corretto e due mottarelli. Sono l’unico a non aver ancora finito. Erano così rari questi momenti che avrei voluto, se solo avessi potuto, rimettere nel congelatore una parte del gelato per prolungare l’estasi e goderne anche in seguito. Controcorrente, come le trote che risalgono il fiume, che scorre rumoroso alle nostre spalle, riprendiamo la strada.

 

Il “Rosso”, il barbiere, sta sulla porta del suo negozio: è l’unico ad avere riviste nelle quali puoi trovare qualche seno scoperto….. Scarica “Estate 1972”, il racconto completo di Giorgio Donadoni

Quasi una novella che si lascia leggere con piacere e che ci racconta un po’ di Giorgio, della sua voglia di affabulare.

Il racconto aperto di Giorgio Donadoni

Una calda estate nella provincia bergamasca agli inizi degli anni 70: il boom economico non riguardava proprio tutti e un ragazzino di 11 anni, come del resto molti suoi coetanei, viene mandato dalla madre a fare il garzone presso la drogheria del paese. Il reale obiettivo di mamma Paola era semplicemente quello di togliere il suo vivacissimo secondogenito dalla strada, un potenziale pericolo e possibile causa di guai non ben precisati.

Questa, in breve, la sinopsi del racconto scritto da Giorgio Donadoni, non scrittore di professione, ma Responsabile delle Pubbliche Relazioni nonché uno dei soci fondatori della Comac srl, classificatosi al 4° posto all’ultimo concorso letterario organizzato dall’associazione Luberg.

Il concorso letterario “Racconti Aperti” è “Nato con l’intento di valorizzare la scrittura e la creatività“, ha spiegato il prof. Brevini, presidente della giuria “ha registrato un inatteso successo, totalizzando ben sessantasette lavori. Questi testi sembrano smentire o quanto meno rendere meno fosche le profezie sul tramonto della scrittura.

Sicuramente il titolo stesso del concorso e la possibilità di dar libero sfogo alla propria creatività hanno facilitato ed invogliato Giorgio a scrivere un racconto che scorre veloce, suscita emozioni e rievoca memorie quasi tangibili in quanti quegli anni li hanno vissuti personalmente, ma anche in coloro che li hanno sentiti raccontare da zii o nonni.

Uno spaccato di vita bergamasca che se non fosse per l’incipit: “Lù, al ghe ocor mia u s’cet?” (Scusi lei, non le servirebbe un garzone?), potrebbe ambientarsi in un qualsiasi paesino italiano di periferia.

I personaggi sono quelli della bottega del droghiere che mischiano i loro odori ed umori con i profumi delle spezie esotiche e delle caramelle alla liquirizia; sono i fratelli, con i quali ci si ritrova alla sera per un ultimo gioco prima di andare a dormire; i genitori sempre affaccendati in qualche attività, in apparenza lontani, ma presenti e attenti alle esigenze dei 4 figli e le prime cotte, che a distanza di anni, fanno ancora sorridere.

 

Quando comunicare significa saper raccontare

Il paesaggio è quello della campagna bergamasca, bagnata dal fiume Brembo che, nelle caldi estati, rieccheggia di voci di bambini e ragazzi: “la domenica pomeriggio che d’estate, con il bel tempo, veniva trascorsa al Brembo, luogo dove, oltre a trovare refrigerio nella calura estiva, potevamo vedere le ragazze, già donne, in costume, favorendo ulteriormente quelle, già non poche, fantasie che quotidianamente incominciavano ad accompagnarmi da qualche tempo.”

Quasi una novella che si lascia leggere con piacere e che ci racconta un po’ di Giorgio, della sua voglia di affabulare non solo con ironia, ma anche con tanta sincerità ed un pizzico di nostalgia: sicuramente un abile comunicatore che ha capito che la comunicazione si fa anche incantando il pubblico con semplici ed immediati racconti.

I racconti dei vincitori e dei finalisti sono stati pubblicati in un volume edito dalla casa editrice Sestante, ma ve noi lo pubblicheremo su questo blog prossimamente.

Aggiornamento 17 dicembre 2013: Pubblicato il racconto (clicca qui)

 

Quando comunicare significa saper raccontare